Elio Pecora è stato proclamato vincitore della trentaquattresima edizione del Premio Mondello 2008, uno dei premi internazionali più prestigiosi istituito in Italia nel 1975. Negli anni passati il premio è stato assegnato a grandi autori italiani, come Mario Luzi, Attilio Bertolucci, Andrea Zanzotto, ma anche a prestigiosi autori stranieri - molti poi insigniti del Premio Nobel - tra i quali Günter Grass, José Saramago, Séamus Heaney e Doris Lessing.
L'ultimo libro di Elio Pecora è la raccolta poetica Simmetrie (Mondadori, 2007) di cui avevo parlato in questo blog e, in modo più esteso e riflessivo, nel numero 9 della rivista web Fili d'aquilone.
Simmetrie è senza alcun dubbio uno dei libri più belli di poesia pubblicati negli ultimi anni, e non sono stati pochi. Sorprende e affascina per l'andatura sicura e leggera, come in punta di piedi, ma che sa recuperare con agilità e forza la tradizione poetica italiana per poi proiettarla verso il nuovo: una poesia che mescola la prosa poetica e filosofica al canto intensamente lirico e modulato. Per questo sembra d'ascoltare la voce di un fanciullo, sì, ma divenuto saggio precocemente:
Un albero, per appoggiarvi la schiena.
Stare lì, senza pensieri, senza possessi.
Il mondo davanti dietro interno.
Uguale al ramo, alla foglia. Che importa
la tegola rotta, la stanza stretta?
Restare fino a che è dato,
senza orologio e senza calendario.
Chi ha deciso questa inquietudine?
(...)
L'assegnazione del Premio Mondello a Elio Pecora avverrà a Mondello, in Sicilia, il 24 e il 25 maggio.
Elio Pecora è nato a Sant'Arsenio (Salerno) nel 1936, ma da decenni vive a Roma. Ha pubblicato romanzi, saggi critici, una biografica di Sandro Penna (Frassinelli) e curato antologie di poesia contemporanea. Ha collaborato con articoli letterari a quotidiani, settimanali, riviste e numerosi programmi culturali della Rai. Dirige la rivista internazionale "Poeti e Poesia".
I suoi ultimi libri di poesia sono:
2007 Simmetrie (Milano, Mondadori)
2007 L'albergo delle fiabe e altri versi (Roma, Orecchio acerbo)
2006 Insettario/Insectionary (Roma, Almenodue)
2004 Nulla in questo restare (Trieste, Il Ramo d'Oro)
2004 Favole dal giardino (Roma, Empiria)
2002 Per altre misure (Genova, San Marco dei Giustiniani)
1997 Poesie 1975-1995 (Roma, Empiria, ristampato nel 1998)

È morto durante la notte Luigi Malerba. Aveva ottantuno anni. Di questo scrittore ho letto solo due libri, eppure sono stati sufficienti a farmene riconoscere l'importanza nell'ambito della nostra letteratura contemporanea.
Il primo dei miei due incontri con Malerba è stato Salto mortale, un romanzo sperimentale in grado, tuttavia, di catturare l’attenzione del lettore come una narrazione classica, romanzo che ho poi ritrovato citato – e giustamente – in alcuni saggi di letteratura che vedevano in questo testo una sorta di variante italiana dello stile beckettiano.
In questo libro del 1968 la forma della frase è minata ma non ancora fatta esplodere. La punteggiatura va e viene, qualche volta sboccia una rima, alcune parti di frasi si staccano dal corpo del testo, diventano maiuscole, assumono dignità di titolo. Un narrare che esplode qua e là con esiti clowneschi, mai banalmente comici. A tratti, leggendo questo libro, sembra di scivolare sul ghiaccio, senza appigli, né nella trama (vorticante), né nel raziocino (assente), né nello stile (ingannevole).
E' un caso che tutti i protagonisti maschili si chiamino Giuseppe mentre l'unica protagonista femminile cambia nome ad ogni pagina? (Rosetta, Rosanna, Rosina, etc.). E che dire della lettera kappa, tanto cara a certa letteratura, qui usata come intercalare imprecante?
Un ottimo esempio di come si possano fare acrobazie sperimentali senza cadere e farsi male.
L’altro incontro fu La scoperta dell’alfabeto, il libro d’esordio di Malerba, un raccolta di racconti del 1963 in cui il mondo contadino è raccontato in modo lontano dalla retorica del buon selvaggio e dal folclore della sana vita nei campi.
Episodi brevissimi, che da soli vivono come racconti e uniti si trasformano in un grande romanzo. Qui Malerba ci fa vivere da dentro l'ignoranza dei contadini, come una ferita, come un dolore. Il dolore di non conoscere la parole, le parole giuste per dire quello che pure si ha dentro e che proprio per questa povertà lessicale sfugge lasciando solo una nebbia di sentimenti.
Come il povero Govi deriso da tutti perché non sa parlare di nulla, o quell'altro che vorrebbe dire "alto come una giraffa" ma non conosce il nome di questo animale. O, ancora, l'uomo che non ha mai visto il mare, ma che una notte lo sogna non sapendo poi come descriverlo agli altri. Sono solo alcuni degli esempi di un libro bellissimo, abitato da un'ansia quasi antropologica.
So – da pareri di altri – che nel corso del tempo lo stile di Malerba ha abbandonato il felice sperimentalismo degli esordi per piegarsi a una narrazione forse più velleitaria. Con la scomparsa dell’autore è presumibile che molti suoi titoli torneranno sui banchi delle librerie. Sarà una buona occasione per verificare questo cambio di scrittura.
È difficile resistere al Mercato, amore mio.
Di conseguenza andiamo in cerca di rivoluzioni e vena artistica.
Per questo le avanguardie erano ok, almeno fino al ’66.
Ma ormai la fine va da sé.
È inevitabile.
Anna pensa di soccombere al Mercato.
Non lo sa perché si è laureata.
Anni fa credeva nella lotta, adesso sta paralizzata in strada.
Finge di essere morta.
Scrive con lo spray sui muri che la catastrofe è inevitabile.
Vede la Fine.
In metropolitana.
Nella puttana che le si siede a fianco.
Nel tizio stanco.
Nella sua borsa di Dior.
Legge la Fine.
Nei sacchi dei cinesi.
Nei giorni spesi al centro commerciale.
Nel sesso orale.
Nel suo non eccitarla più.
Vede la Fine in me che vendo dischi in questo modo orrendo.
Vede i titoli di coda nella Casa e nella Libertà.
È difficile resistere al Mercato, Anna lo sa.
Un tempo aveva un sogno stupido: un nucleo armato terroristico.
Adesso è un corpo fragile che sa d’essere morto e sogna l’Africa.
Strafatta, compone poesie sulla Catastrofe
Vede la Fine.
In metropolitana.
Nella puttana che le si siede a fianco.
Nel tizio stanco.
Nella sua borsa di Dior.
Muore il Mercato.
Per autoconsunzione.
Non è peccato.
E non è Marx & Engels.
È l’estinzione.
È un ragazzino in agonia.
Vede la Fine in me che spendo soldi e tempo
in un Nintendo dentro il bar della stazione
e da anni non la chiamo più.
(Testo della canzone "Il liberismo ha i giorni contati" dall'album "Amen" dei Baustelle)
«E' come chiedere a un pesce rosso: perché nuoti?» (Friedrich Dürrenmatt)
«Non so fare altro» (Samuel Beckett)
«Perché mi piace moltissimo» (Françoise Sagan)
«Sono un animale scrivente» (Doris Lessing)
«Non lo so neanch' io» (Ernst Junger)
«Se lo sapessi non scriverei» (Ben Almeida Faria)
«Per sorvegliare me stesso» (Lawrence Durrell)
«Se fossi su un’isola deserta non scriverei» (Jorge Luis Borges)
«Per dare un' eco a ciò che Dio ha detto e non ha scritto» (Adonis)
«Per me è un atto biologico» (Abe Kobo)
«È un regolamento di conti con me stesso» (Julien Gracq)
«Perché i miei amici mi amino di più» (Gabriel García Márquez)
«Non lo so. So solo che un giorno non scriverà più nessuno» (Marguerite Duras)
Semi maturi (Zrela semena, in sloveno), raccoglie 99 kaiku della poetessa slovena Tatjana Pregl Kobe che, nata nel 1946, vive a Ljubljana e si occupa anche di arte e di letteratura per l'infanzia. Ha pubblicato undici raccolte di poesia e quest'ultima, Semi maturi (LietoColle, 2008), esce ora in edizione italiana per la traduzione di Jolka Milič che traduce, in un infaticabile e preciso lavoro, soprattutto poesia dall'italiano allo sloveno e viceversa.
I testi originali qui raccolti rispettano lo schema degli haiku giapponesi, vale a dire di tre versi, rispettivamente di cinque, sette e cinque. Ovvero, in tutto, di diciassette sillabe. Il libro riporta la versione slovena e quella italiana ma la traduttrice, ovviamente, non ha potuto attenersi alla metrica del testo originale, ovvero all'esatto numero delle sillabe prescritte dallo schema haiku. Eppure Jolka Milič rimane, in sostanza, molto fedele al contenuto, riuscendo a dare alla versione italiana una bellezza limpida e rapida, folgorante, come è normale che sia in questo tipo di antica versificazione. 
Non amo particolarmente l'haiku, non tanto per via del fatto che il poeta si vede costretto ad attenersi a uno schema preciso, ma perché a volte i testi hanno qualcosa di sentenzioso che, negli eccessi, può arrivare a essere pedante e, quindi, fastidioso. Normalmente ci si mantiene su un tono di filosofia semplice-profonda, vicina ovvero a quella orientale, in particolare a quella zen e questo, se comprensibile per un poeta orientale, lo è molto meno in un poeta di area occidentale. Forse il filo logico e razionale (oltre che metrico) che passa in tutti i testi qui raccolti dà compatezza e coerenza al libro e fa sì che i 99 semi (maturi) qui "piantati" diano, alla fine, un albero esile, perché come cresciuto su tanti anelli sottili, eppure dal tronco slanciato e dalla chioma frondosa.
Qui la poesia è molto legata alla natura, alla riflessione breve e acuta, come è normale che sia nell'haiku, ma resta ancorata al dato reale, all'identità di poeta di Tatjiana Pregl Kobe ("Un foglio bianco/ : pena insopportabile/ del vuoto totale") e di donna ("In me vivono/ i figli non nati/ :succhiano la colpa"). È questo a dare spessore e bellezza alle "piccole poesie" qui proposte, i 99 semi che poi nella terra, e nel cuore del lettore, mettono salde radici.
18
Non si conoscono
tra loro i fili d'erba
: vivono insieme
34
Il riflesso sul vetro
stretto della vetrina
: si sta irrigidendo
41
Edera rigogliosa
avvolge il colonnato della casa
per mascherare i dubbi
48
Fiori secchi
nel vaso davanti allo specchio
: steppa desolata
91
Il riso infantile
come un piccolo sole bianco
saltella nel giardino
99
Il seme spaccato
germina la matura esperienza
di una nuova nascita
Tatjana Pregl Kobe, Semi maturi - Zrela semena (a cura di Jolka Milič, LietoColle, collana AltreTerre, 2008, Faloppio - Como - pagg. 50, euro 13)
È in rete il numero 10 di FILI D'AQUILONE, rivista d'immagini, idee e Poesia.
Il titolo del numero è "Identità & Conflitto" e dentro ci trovate:
Mercoledì 16 aprile, ore 19:00
alla Libreria Rinascita
in via Prospero Alpino 48 (Ostiense), Roma.
Corrado Fortuna legge brani da
Il primo sangue
di Federico Platania
(Fernandel Editore, 2008)
Sarà presente l'autore.
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