I libri in testa (blog)

sabato, 04 luglio 2009

Alberto Manguel, Il piacere della lettura

Racconti, leggende, avventure, le vite ricche e rischiose del Capitan Nemo, di Sherlock Holmes, di Renart la volpe e del Gatto con gli stivali, di Robinson Crusoe, di Pinocchio, di Narizinho, e di tanti altri che ho conosciuto tra le pagine di un libro, sono stati miei fin da prestissimo. Soprattutto due aspetti della lettura mi davano piacere: conoscere la conclusione dei loro viaggi e poterla dimenticare quando riaprivo iAlberto Manguell libro ancora una volta. Una delle meraviglie della lettura, comune nei bambini e nei lettori di una certa età, è la ripetizione. I teologi hanno decretato che neppure Dio può ripercorrere il passato; tale potere negato a qualsiasi Autore appartiene tuttavia a ogni lettore disposto a ritornare alla prima pagina del racconto.
Piacere del dialogo con antichi illuminati, piacere dell'avventura straordinaria. Ancora, e non minore, piacere dell'esperienza indiretta, vissuta da un altro soltanto per noi. Vivere nell'Inghilterra di Dickens, nella Madrid di Galdós, nella Sicilia di Pirandello; assistere alle scoperte di Fabre e di Plinio; sentire la passione di Medea, la desolazione di Törless, la ribellione di Montag, la tristezza di Pel di carota - essere, per un momento, quel che hanno sognato di essere quelle creature soavemente immortali. Vivere l'impossibile: perdermi nell'oscuro piacere degli incubi d Bioy Casares, di Stevenson, di Wells, di Silvina Ocampo, di Cortázar, di Tibor Déry, di Kobo Abe.
A volte la funzione dei miei libri è rivelatrice. Leggere per la prima volta Benjamin, sir Thomas Browne, Chesterton, Calasso, Vila-Matas ed essere guidato attraverso un luminoso labirinto di idee che sembra costruito per aiutarmi a pensare, diventa per me un'esperienza equivalente all'illuminazione di cui parlano i sapienti. In quelle sere epifaniche il piacere è puramente e profondamente intellettuale, un atto di cui le nostre società di oggi disprezzano il valore. 

da: Alberto Manguel, Il libro degli elogi, Archinto, Milano 2009, pp. 91, euro 12,00 - traduzione dallo spagnolo di Glauco Felici.
Il libro ripropone testi apparsi negli ultimi anni su "Babelia", nel supplemento letterario de "El País". Alberto Manguel è nato a Buenos Aires nel 1948, di cittadinanza canadese vive in un villaggio francese. Romanziere, saggista e noto traduttore.


scritto da: alexbrando alle ore 09:01 | link | commenti
categorie: libri, testi
sabato, 06 giugno 2009

Le nuvole

Potrei restare così - in un altro angolo
della terra - sotto un diverso e sempre
identico cielo - disteso inerte, mentre
tutto scolora si mischia consuma
nella memoria: la vita passata
sfuma sfrigola come una scoria
che brucia - la storia di un altro, il racconto
di uno sconosciuto o un sogno che lascia
di sé qualche immagine qualche parola;
e in me si staglia solo questo azzurro
certo del cielo attraverso la verde
cupola delle querce, mi si stampa
indelebile negli occhi intenti persi
al passaggio delle nuvole: quelle lontane
silenti processioni - sì, restare
qui a osservare per sempre le generazioni
delle nuvole che si succedono, mai
da nessuno raccontate: le nuvole
che trascorrono rapide a folate, folte
come folle migratorie, e a tratti rade,
solitarie e lente, solenni emblemi
del mutamento e del niente.

da Gianfranco Palmery, Giardino di delizie e altre vanità
(Roma,
Il Labirinto, 1999)

Le nuvole che trascorrono rapide a folate, folte...


scritto da: alexbrando alle ore 16:49 | link | commenti
categorie: poesia, libri
martedì, 12 maggio 2009

Tivoli, TEVERE IN FIAMME

Sabato 23 maggio, alle 11.15
presso l'Istituto Fermi
Via Acquaregna, 112 - Tivoli

ALESSIO BRANDOLINI
legge dalla sua ultima raccolta poetica
TEVERE IN FIAMME

Copertina Tevere in fiamme


scritto da: giuseppeierolli alle ore 10:34 | link | commenti
categorie:
mercoledì, 06 maggio 2009

FILI D'AQUILONE, num. 14

È in rete il numero 14 di FILI D'AQUILONE, rivista d'immagini, idee e Poesia.
Il titolo del numero è "Infanti" e dentro ci trovate:

  • Poesie col naso corto, di Alessio Brandolini
  • L’epica della guerra e dell’infanzia negata. Riflessioni sull’ultimo libro di Margaret Mazzantini, Venuto al mondo, di Oscar Palamenga
  • Bambina e poeta. La breve vita di Sabine Sicaud (1913-1928), di Viviane Ciampi
  • Guido Gozzano in musica, di Giorgio Penotti
  • Lingualunga Lungalingua, racconto di Viviane Ciampi
  • Un ricordo di Blanca Varela, di Martha Canfield
  • Ad altezza di bambino, foto di Daniela Morreale, testo di Ambra Laurenzi
  • Storicamente... a scuola, di Ambra Laurenzi
  • Jorge Boccanera, Palma reale, di Alessio Brandolini
  • Poesia senza gatto, di Jorge Arbeleche
  • Il bambino è padre dell'uomo, di Armando Santarelli
  • Alberto Casadei, Genetica, di Alessio Brandolini
  • Il bavaglino triste, racconto di Annarita Verzola
  • Il paradosso di Anna Karenina. Riflessioni sul mercato dei libri illustrati in Italia, di Giovanna Zoboli
  • Raúl Zurita, Purgatorio, di Carmen Leonor Ferro
  • Charles Simic, Il cacciatore di immagini, di Alessio Brandolini
  • I poeti del Merendacolo II, di Vera Lúcia de Oliveira
  • La poesia di Jenaro Talens, di Pablo Luque Pinilla


    Rubriche
  • L'ANGOLO DI ED
    Bambini, a cura di Giuseppe Ierolli
  • ASCOLTARE, UNA RUBRICA PER LE ORECCHIE
    Da “Buzz Buzz Buzz” a “Doo Dah Doo Dah”. Breve storia dell’infantilismo nella musica popolare, di Federico Platania
  • IL CINEMA A PAROLE
    La città di Dio, di Fernando Meirelles, di Verónica Becerril
  • LA VOCE DELLA TERRA
    Involucri sostitutivi, di Elvio Cipollone

L'indirizzo: redazione@filidaquilone.it

scritto da: giuseppeierolli alle ore 19:48 | link | commenti
categorie: segnalazioni
mercoledì, 15 aprile 2009

Alberto Casadei, Genetica

Pubblicato nel novembre 2008 Genetica è il nuovo e atteso libro di Alberto Casadei (Forlì, 1963), uscito nella collana Yakamoz curata da Daniele Pinna, della giovane casa editrice cagliaritana Aìsara. Casadei scrive da tempo in prosa e in poesia ma è più noto come critico militante e per i suoi numerosi studi sulla letteratura italiana, sul romanzo del 900, su Montale... qualche mese fa è uscito il saggio Poesia e ispirazione (Luca Sossella editore).
Nel 2005 aveva pubblicato il libro d'esordio I flussi vitali (Editing Alberto Casadei, GeneticaEdizioni, Treviso) dove l'esperienza biografica è vista in "movimento" (così s'intitolano i poemi della prima sezione), nel fluire della propria storia personale e di quella del novecento, a partire dalla guerra partigiana, probabilmente sentita come nucleo (o "flusso") retrodatato della propria formazione culturale ed etica. Non a caso poi la seconda sezione, "Exempla", s'apre con una epigrafe di Beppe Fenoglio. Testi che rievocano episodi cruenti, stragi, Brigate Nere e SS, con "il sangue sparso prematuro". Come se dal tragico ricordo ci si possa liberare solo conoscendolo a fondo, quasi rivivendolo e l'autore, in un'altra epigrafe, cita Eliot: "This is the use of memory: / For liberation". I versi poi narrano della "insidiosa povertà della mente" che il 2 agosto 1980 portò all'Italia la strage della stazione di Bologna e poi della Brigate Rosse, con l'attacco al cuore dello Stato. 
Si sono scritti molti libri sull'argomento (parecchi da parte degli stessi terroristi) ma pochissimi versi e questi di Alberto Casadei, qualche anno fa, mi colpirono molto: per lucidità e insieme profondissima partecipazione. I "flussi vitali" si contrastano ed esplodono, la violenza è scambiata per forza, la morte vista come il risultato più alto e ambizioso. Inconsueta poesia civile che affonda lo sguardo nell'indifferenza e nel cinismo che da quegli anni in poi si è allargato a macchia d'olio. Si parla dell'uccisione dello studioso Roberto Ruffilli avvenuta nell'aprile 1988, a Forlì, città natale di Casadei, e poi degli attentati mafiosi del 1993. Nell'ultima sezione, "La remissione dei peccati", si torna alla vita, all'inizio, alla ricerca di "nuovi equilibri", al riso con gli occhi dei propri figli. 
Mi è parso doveroso soffermarmi sul primo libro di Casadei, per giustificare quell'atteso di cui parlavo all'inizio riferendomi al nuovo lavoro, ma anche perché i due libri sono fortemente collegati. Dopo I flussi vitali dove la storia personale s'intrecciava a quella collettiva Genetica sembra voler fare i conti con la vita stessa: la esplora in un viaggio rischioso perché affronta temi nuovi e difficili da "sviscerare" in versi. Scrive lo stesso Casadei nella Nota finale: "Il poemetto appartiene alla tradizione, da tempo entrata in una sorta di cono d'ombra, della poesia a valenza gnoseologico-interpretativa. Tenta cioè, partendo da dati scientifici e dalle teorie filosofiche attualmente accreditate, di affrontare problemi relativi alla genesi e allo sviluppo storico dell'umanità: argomento considerato ormai inattingibile dalla poesia, e invece scommessa e limite di ogni creazione poetica, se intesa non come rielaborazione di nozioni già acquisite, ma come biologica e profonda fusione di esperienze ri-vissute, qualunque origine esse abbiano e in qualunque ambito del rapporto tra l'io-individuo e il reale-totalità si collochino".
Per questo poi qui in Genetica tutto si fa più complesso e articolato e il linguaggio (già assai personale in I flussi vitali) si arricchisce di nuove risonanze: versi più lunghi e percussivi, testi più compatti, ma anche di un solo verso, come inciso sul soffito d'una caverna preistorica. La Storia retrocede all'Origine e i passaggi dell'uomo s'intrecciano alle scoperte scientifiche: i flussi si scambiano, si fondono e si genera la vita (che è come un ripartire dal precedente libro), il mondo abitato da milioni di anni, l'identità dell'uomo, l'amore "che sigilla il ritorno". Da "Rapa Nui", gustoso resoconto poetico di un viaggio turistico con la famiglia, alla "Genesi dell'amore" che permette alla vita di proseguire, di trasmettersi: "e credo / che il tuo sorriso azzurro / i tuoi capelli di cenere / tramanderanno sé / noi / ad infinitum".
Genetica è un libro ambizioso, che sperimenta e ricerca vie nuove a livello tematico e lingustico, lo fa con abilità e consapevolezza, con mano sicura, e a tratti affascina e colpisce, inquieta quando nell'ultima sezione affronta le teorie sulla nascita e la forma dell'universo e ne viene fuori un senso di "incompiutezza" e di oscuro, a livello conoscitivo, nonostante il passaggio di svariati millenni, nonostante il progresso tecnologico e scientifico. 

*

Azioni ripetute da ogni filamento
brana-mana, dall'inizio, ricomincia
ora, il suo profilo, carne della
mia morte, a sfiorare il seno
nutrente, a disegnare possibili
futuri, con le sue parole "Amore,
sono qui", e la fuga degli atti
incalcolabili che in un atomo di tempo
universalmente avvengono e
non restano perché non debbono
restare. "Noi possediamo nei nostri geni,
nelle nostre cellule, un'eredità che risale
alle origini della vita", e anche il moto abbiamo e il
districarsi e il conoscere
chiaramente, e il mio corpo riflette
la luce, avendo comunque
generato nella materia
buia.

Alberto Casadei, Genetica (2008, Manastir - Cagliari - Aìsara, pagg.93, euro 10)


scritto da: alexbrando alle ore 12:36 | link | commenti (1)
categorie: poesia, libri
lunedì, 13 aprile 2009

Latina, TEVERE IN FIAMME

Sabato 18 aprile 2009, alle 18.30
LIBRERIA PIERMARIO & Co.
Via Carlo Armellini, 26 - LATINA

ALESSIO BRANDOLINI
legge dalla sua ultima raccolta poetica
TEVERE IN FIAMME

interventi musicali al sax di
ALESSANDRO MARCHIONNI

Tevere in fiamme

scritto da: alexbrando alle ore 07:37 | link | commenti
categorie: poesia, libri, annunci
mercoledì, 01 aprile 2009

Rafael Courtoisie, La Bibbia Umida

È uscito il mese scorso il libro di poesia di Rafel Courtoisie La Bibbia Umida (LietoColle, 2009), che ho curato e tradotto, la raccolta era stata pubbliLa Bibbia Umidacata l'anno scorso in Uruguay (Cantalao Ediciones - La Biblia Húmeda). Una volta tanto, quindi, non siamo di fronte a tempi biblici per vedere un buon libro (e poi di poesia!) tradotto e proposto qui in Italia. Il merito è soprattutto dell'editore Michelangelo Camellitti che nella preziosa collana AltreTerre della sua casa editrice LietoColle ha accolto poeti stranieri d'area ispanoamericana talvolta del tutto ignorati in Italia (Boccanera, Bullosa, Russotto...), ma di grande valore poetico e già parecchio noti in Europa. Com'è il caso di Rafael Courtoisie (Montevideo, 1958), che ha pubblicato una ventina di raccolte poetiche (premiate e tradotte all'estero) e qui in Italia conosciuto per alcune sue opere di narrativa, come il romanzo Sfregi pubblicato da Avagliano nel 2004 e la cui lettura mi aveva così colpito da ispirare un mio testo poetico ("Saccheggi", poi dedicato allo stesso Courtoisie) della raccolta Il male inconsapevole,  e sopratutto Facce sconosciute pubblicato da Le Lettere nel 2005. Speriamo di veder presto tradotto in Italia anche il suo ultimo romanzo, uscito l'anno scorso in Spagna, Goma de mascar, ma sono molti i lavori che sarebbe il caso di tradurre e diffondere, come il breve e incisvo romanzo Cadáveres exquisitos (1995 poi riproposto nel 2005).
La vasta opera letteraria di Rafael Courtoisie andrebbe conosciuta e approfondita nel suo insieme, non solo perché è uno degli scrittori uruguaiani più conosciuti a livello internazionale, ma perché il suo lavoro spazia, con grande maestria, tra i diversi "generi" letterari, arrivando a proporre opere per così dure multiple, spesso impossibile da classificare all'interno della sfera della poesia o della narrativa.
In Italia di Courtosie era uscita una selezione di testi (da me tradotti) della raccolta  Casa de cosas (Madrid, 2003) sulla rivista diretta da Elio Pecora "Poeti e Poesia". Speriamo che la pubblicazione de La Bibbia Umida sia l'inizio di una maggiore attenzione (di lettori e critica, ma ma anche editoriale) nei confronti di questo autore sudamericano.
I testi qui raccolti, prendendo spunto da noti episodi tratti dalla Bibbia, svelano il mondo erotico dell'artista: brevi poesie dove l'amore e il rapporto carnale si fa atto d'unione con il creato, momento di vita intensa, scoperta e rivelazione, "Terra promessa". Verso la fine del libro i testi s'allungano (v. "Cinque misteri della vergine", "Il dono delle lingue") e pur rimanendo in ambito biblico i temi si allargano, si stratificano: la parola, la lingua, il linguaggio umano (in riferimento anche a quello erotico dei testi precedenti), la carne che si fa pietra e frantuma la fragilità (il vetro) della coscienza. Per questo poi la parola tace ed è il corpo a raccontare l'ombra e la luce, l'unione di due corpi nell'amore e a far sì che possa cantare "un'altra voce". Più autentica ed essenziale, poù libera e gioiosa.
Così quei brevi testi sensuali ed erotici dell'inzio, di piacevole (talvolta umoristica) lettura, evolvono in qualcosa di più complesso (nel tipico stile courtoisiano) mescolando prosa e poesia, riflessione metafisica e linguistica, ma sempre nella sintesi e nella costruzione elaboratisisma e precisa del testo, che fa a meno del superfluo, degli orpelli e punta a dilatare il senso (e i sensi) con la suggestione verbale, sonora e ritmica: "La situazione del senso della parola 'corpo'. Il corpo che si fa senso. La voce del senso abitata dal corpo. Il corpo della voce, il senso del corpo. La sostanza verbale, il sesso del testo".
E più avanti: "Il sesso come senso del corpo, / Il corpo senza spazio. / La situazione che si fa corpo, il pensare divenuto carne del tempo. / Il tempo senza senso. / Il luogo del senso, vuoto".Rafael Courtoisie

LA GENESI

Ti creò la mia bocca
mi creò la tua bocca

il tuo corpo è il luogo
dove vivo.

IL CANTICO DEI CANTICI

Quando ti sei girata
ho suonato la tua schiena

eri musica
quando mi stavi sopra.

LO SPIRITO SANTO

Non posso smettere di ricordarmi dei tuoi monti
non posso smettere di toccare
nel ricordo che dura soltanto
un secondo nel ricordo
che si ferma nella memoria di me stesso
quando dormo
scompare la volontà di sapere
dei tuoi occhi incandescenti
del silenzio arcuato del tuo seno
della forma del sapore
del tuo suono:
capezzoli timpani capezzoli.

Non posso smettere di toccare l'assenza
di leccare lo Spirito
che hai lasciato.

La voce del tuo succo
bagna.

Rafael Courtoisie, La Bibbia Umida (LietoColle, Faloppio - Como - 2009, a cura di Alessio Brandolini. Pagg. 85, euro 13,00) 


scritto da: alexbrando alle ore 11:25 | link | commenti (1)
categorie: segnalazioni, poesia, libri
lunedì, 30 marzo 2009

Almanacco del Ramo d'Oro 9

Dopo una lunga pausa esce il nuovo numero della rivista triestina diretta da Gabriella Musetti Almanacco del Ramo d'Oro, è il numero 9 e con esso cambia la periodicità: la rivista (di poesia e cultura) da quadrimestrale diverrà semestrale. La rivista in ogni numero tratta un tema specifico, accanto alle classiche sezioni ricorrenti: poesia italiana, traduzioni, altre lingue, il punto, contributo, recensioni. Tema del numero è: Pornologia. I corpi, le scritture ed è a cura di Mary Barbara Tolusso, con interventi di Gregorio Scalise, Dario Giuliano e Fabio Agostini. Per la Poesia italiana, testi di Claudio Damiani, Flavio Santi e Igor De Marchi. Molto ricca e varia la sezione Traduzioni con testi di Abraham Gragera (tradotto da Alberto Pellegatta), Rikardo Arregi Diaz De Heredia (tradotto da Roberta Gozzi) e il grande poeta brasiliano Lêdo Ivo (introdotto e tradotto da Vera Lúcia de Oliveira). In Altre Lingue: un ricordo di Amedeo Giacomini di Luigi Bressan e un ritratto di Nino De Vita (con alcuni suoi testi in dialetto siciliano, che sono stupende "storie in versi") a cura di Anna De Simone. Nella sezone Il punto Sara Zanghì traccia un toccante ricordo di Amelia Rosselli e Martha Canfield introduce alla narrativa di Mario Materassi. Nella sezione Contributo una imperdibile intervista a Giampiero Neri di Alberto Pellegatta. Amplia la sezione Recensioni, che chiude il numero.

'U niru (di Nino De Vita)Nino De Vita

Pigghiau i passarotti
ancora rientra ô niru
ri Pagghia - nnô 'n caddusu
chi ghittava nnô chianu -
e 'i nchiuriu rintra 'a 'aggia
ô muru, cu' 'na chí cara
e cocci ri furmentu.

Tri passarotti appena
impinnati e un cacaniru
spilatu, chianciulinu,
chi si muvia ozza
ozza.

Stàvanu nguitti; e avìanu
rrizzi ri friddu puru
s'u suli majulinu
purtava 'a cararedda
nnall'aria.

Aggiuccatu ô rarrè
ru 'n truncuni ri cèvusu,
tunnu com'un squaratu,
taliava: puru 'a matri,
cu' ddu picchiu, a mmumenti
s'avissi calummatu:
e un cavigghiuni cc'era,
a ciancari, nzivatu.

                        "Cippi cippi,
cippi cippi" chiamava, mammulina,
'a vuci r'u zzimmeddu.

                        E subbitaniu
'mpazzuta s'affacciau
'a matri.

Prima pusau nnô filu
càrricu r'a curdina;
e doppu, ntrunatizza,
nnô cavigghiuni.

                           Ah
chi rran cosa rrugnusa...

                           Cchiù sticchiava
- appizzata, nchiuvata nn'a picata -
p'allibbittari l'ali,
i piruzzi, e cchiuassai
si mpirugghiava...
                                   Lestu
nisciu 'u picciriddu.
L'aggarrau; e sbarrachiatu
'u portidduzzu 'a jittau
nn'a 'aggia.

Taliau l'aceddi - tutta
dda cialoma - priatu.
"Ora mi manca sulu
'u patri" rissi, mentri
firriatu si nni stava
ennu.

Il nido
Afferrò i passerotti / ancora dentro il nido / di paglia - nel doccione / che dava sul cortile - / e li chiuse in una gabbia / appesa al muro, con una tazza d'acqua / e chicchi di frumento. // Tre passerotti appena / ricoperti di piume, con l'ultimo nato / implume, piagnucoloso, / che si muoveva / barcollante. // Stavano vicini; e avevano / brividi di freddo anche / se il sole di maggio / diffondeva tepore / nell'aria. // Accovacciato dietro / un gelso, / la faccia tonda come uno squaratu, / guardava: anche la madre, / ai lamenti si sarebbe / precipitata: / e un cavicchio c'era, / lì accanto, imbrattato. // "Cippi cippi / cippi cippi" chiamava, pietosa, / la voce dello zimbello. // E improvvisamente / impazzita spuntò / la madre. // Prima posò sulla corda / carica di panni; / e dopo, confusa, / sul cavicchio. // Ah / che cosa rognosa... // Più faticava / - appiccicata, attaccata a quel vischio - / per liberare le lai, / i piedi, e di più / il portello la buttò / nella gabbia. // Guardò gli uccelli - tutto / trambusto - contento. / "Ora manca solo / il padre" disse, mentre / girale spalle / se ne andava.

Almanacco del Ramo d'oro (semestrale di poesia e cultura)
anno III, n. 9 (dicempre 2008)
redazione: via dello Scoglio, 173 - Trieste
e-mail:
info@ilramodoroeditore.it
www.ilramodoroeditore.it


scritto da: alexbrando alle ore 09:12 | link | commenti (1)
categorie: poesia, annunci
venerdì, 27 marzo 2009

Gozzano in musica

Vennero donne con proteso il cuoreRegistrato alla fine del 2006 il cd  Vennero donne con proteso il cuore - Guido Gozzano e la felicità è un ottimo lavoro che fonde la poesia alla musica, i versi di Guido Gozzano alle note di Giorgio Penotti che ha ideato e portato a termine questo lavoro. Nitida e appropriata la voce recitante di Laura Bombonato, che lavora benissimo sulle sfumature e gli improvvisi cambi di tono gozzaniani. Un organico atipico ma originale: Giorgio Penotti autore del molologo, sax soprano, basso, chitarra e voce. Anna Maria Onetti arpa e voce. Daniela Caschetto violoncello, Massimo Grecchi percussioni.
La musica accompagna i testi con discrezione e poi interviene con brani di diversa lunghezza tra un testo poetico e l'altro, ne rifà una lettura musicale assai coinvolgente e proprio gli strumenti usati, dalle sonarità così diverse, ridanno voce (in musica) all'ironia crespuscolare e metafisica di Guido Gozzano. Con la sopresa dell'ultimo testo in scaleta ("Le golose") che si trasforma in canzone, ironica e pungente, alla Giorgio Gaber.
Lo spettacolo ha debuttato il 9 settembre 2005 a Terzo (Alessandria), e poi replicato con successo negli anni successivi, in Piemonte e in Liguria.

Se la poesia in Italia è relegata in un angolo è perché si fa poco per lei, la si trascura, non se ne parla nei quotidiani né, tantomeno, nella potentissima televisione. Allora ben vengano iniziative come quella ideata da Giorgio Penotti che ri-legge con passione e sperimenta in musica uno degli autori più grandi e più amato del novecento italiano.

Vennero donne con proteso il cuore - Guido Gozzano e la felicità è uno spettacolo ancora disponibile per coloro che ne facciano richiesta, così come l'omonimo CD:
http://stores.ebay.it/SCIOPERO-CD-MUSIC-STORE


scritto da: alexbrando alle ore 11:22 | link | commenti
categorie: poesia
mercoledì, 25 marzo 2009

Sonetti domiciliari

Scovato alla Libreria Croce di Roma qualche settimana fa Sonetti domiciliari (1994) di Gianfranco Palmery mi ha sorpreso e mi ha colpito. Per la sobria eleganza del libro (Edizioni Il Labirinto), per i quattro disegni a china di Nancy Watkins ma sopratutto per i quarantadue testi qui raccolti che nella forma classica del sonetto svelano il laboratorio, le abitudini, i retroscena della scrittura in versi. Montejo avrebbe parlato del "forno", come metafora del fare poetico, di quel pane a lievitazione naturale che è (o dovrebbe essere) la poesia. La serietà dell'argomento però è narrata poeticamente da Palmery con fine ironia crepuscolare (più Gozzano che Corazzini), talvolta con sorprendente umorismo che via via si trasforma in un filo rosso che cuce saldamente l'intera raccolta. Un umorismo linguistico ma anche tragico perché alla fine è come se provasse a descrivere il vuoto delle cose. Anche di quelle che si amano, che ci tengono legati alla nostra vita, al nostro agire quotidiano. L'aspetto metrico (rigorosamente classico) di questi sonetti domiciliari regala al lettore un tocco donchisciottesco: l'eroe (il poeta) sa di non essere nessuno eppure lotta con le parole, con la poesia. In sostanza con la vita, per non "incarognirsi in uno stile / penitenziario".  Ma, ripeto, è un gioco sottile e stratificato, e rimando ai testi per goderlo appieno.



*
Mettitelo in testa: niente cambierà;
quello che hai atteso, attendi, non accadrà
mai: l'attesa è tempo già speso: oggi
come ieri, come mai - e così sarà
per sempre; un tempo immutabile, sempre
uguale a se stesso, e in questo sei immerso:
è la tua acqua, il tuo riflesso, sei
tu stesso che succedi a te stesso - ed ecco,
tutto è già successo: ti tirerà
fuori ti ha già tirato fuori chi ti ha messo
alle strette; e dunque non stremarti come
l'eroe che a pagina settantasette
ancora si muove si agita e non sa
che eiste la pagina del suo decesso.



*
Dove ritrovo i pensieri che pensavo
stanotte o solo un momento fa: aria fumo -
questi stessi pensieri sul pensiero
che svanisce svaniscono non lasciano
di sé che un segno di secco inchiostro
sulla carta - come il nero del fumo
sul muro: la funerea traccia
che dice solo il passaggio, la scomparsa.
Ah pienezza del pensiero che va
inafferrabile e vivo, evanescente-
mente estraneo alla sua vanità:
quieto e rapido respiro della mente
che si espande, ritrae: aria fumo:
finché scompare, spiritale niente.




*
Non vorrei incarognirmi in uno stile
penitenziario, nel genere notizie
e dispacci dalla casa di pena -
semmai domestico: è il mio domicilio,
con tutti i conforti, cucina e covile:
qui mi aggiro, qui piego la schiena
inchiodato alla sedia, ischio e ilio,
con la vista che cala, la calvizie
che avanza, mentre i giorni si confondono
con le notti, l'umiltà con l'orgoglio,
e io riposo mangio veglio mi spoglio
in un tenpo incantato che gira in tondo -
questo cos'è: uno stile da forzato
o da umltimo domilcio dichiarato?

Gianfranco Palmery, Sonetti domiciliari (Edizioni Il Labirinto, Roma, 1994, pagg, 62, s.i.p.)

scritto da: alexbrando alle ore 12:50 | link | commenti
categorie: poesia, libri

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visita il sito ufficiale: www.ilibrintesta.it Utente: ilibrintesta
Sarà anche vero che molta gente non legge. Ma di sicuro c'è dell'altra gente che se continua a fare bene le solite cose, utili per carità, il lavoro e tutto il resto, è anche perché sa che poi a un certo punto si può tuffare nei libri, sa che lì dentro, nei libri, ci trova stanze parecchio più grandi di quelle solite dove tocca stare, e finestre parecchio più panoramiche. Se uno si affaccia, dopo gli viene voglia di raccontare quello che ha visto. E coi libri è facile: basta leggerli ad alta voce.

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