IERI IN UN POMERIGGIO DI SOLE
Traversando la morta città di Berlino
Di ritorno da qualche estero
Ho sentito per la prima volta il bisogno
Di disseppellire mia moglie dal suo cimitero
Su di lei ho buttato io stesso due palate
E di vedere cos'è rimasto di lei
Ossa che non ho mai visto
Di tenere il suo teschio fra le mani
E raffigurarmi com'era il suo viso
Dietro le maschere che portava
Traverso la morta città di Berlino e altre città
Quand'era rivestito dalla carne.
Non ho ceduto a questo bisogno
Per timore della polizia e delle ciance dei miei amici.
TRISTANO 1993
Ieri mio figlio aveva un'aria strana
Una notizia orribile lunga un intero spot
Negli occhi di mio figlio io
Che ho visto troppo ho letto la domanda
Compensa ancora il mondo la fatica di vivere?
Un istante una notizia orribile
Lungo un intero spot io ero il dubbio
Devo augurargli una lunga vita
O per amore una precoce morte
NON SCRIVERAI PIÙ A MANO
Ultimamente quando voglio metter per iscritto
Una frase una poesia una saggia massima
La mia mano si ribella alla coazione di scrivere
Cui la mia testa vuole sottometterla
La scrittura diventa illeggibile. Solo la macchina da scrivere
Mi salva dall'abisso dal silenzio
Che è il protagonista del mio futuro
*
Io sono l'angelo della disperazione. Con le mie mani distribusco l'ebrezza, lo stordimento, l'oblio, piacere e tormento dei corpi. Il mio discorrere è il tacere, il mio canto il grido. All'ombra delle mie ali dimora lo spavento. La mia speranza è l'ultimo respiro. La mia speranza è la prima la prima battaglia. Io sono il coltello con cui il morto disserra la sua bara. Io sono colui che sarà. Il mio volo è la rivolta, il mio cielo l'abisso di domani.
Heiner Müller, Non scriverai più a mano (Libri Scheiwiller, Milano 2006, a cura di Anna Maria Carpi, pp. 211, euro 18).
Conosciuto soprattutto per il suo teatro Heiner Müller, nato nel 1929 e morto nel 1995 nella Berlino riunificata, è anche un ottimo poeta. La selezione di testi pubblicata in Italia rispecchia quella uscita in Germania nel 2000 per la cura di Durs Grümbein. Poesia "teatrale", piena di citazioni e riminescenze culturali, ripetizioni, ossessioni, morti e versi in maiscuolo come a scolpirli nell'aria, legati alla vita personale (le due dittature vissute: quella nazista e quella della Ddr), al caos dei nostri giorni (mediatico e politico) che sembra negare ogni futuro: all'uomo, alla poesia. Ottime le traduzioni della Carpi.
Nella serata di sabato 14 novembre, alla Libreria Croce di Roma, I libri in testa e il pubblico, con ospite d'eccezione la traduttrice per Minimumfax Andreina Lombardi Bom, hanno parlato per un'ora dei libri e della vita di Richard Yates.
Sabato 14 novembre 2009, alle 18
I LIBRI IN TESTA
presentano
Faccia a faccia con
RICHARD YATES
Partecipa Andreina Lombardi Bom
traduttrice di Yates in Italia
Libreria Croce
Corso Vittorio Emanule II, 156 - Roma
L'ingresso è libero

Nel post precedente sulle edizioni austeniane di Lorenzo Barbera Editore (2 novembre) concludevo con "questa edizione dei romanzi austeniani va presa con le molle." Ora ho letto le prime cento pagine di Emma (traduzione di Giorgio Borroni) e rettifico: "questa edizione dei romanzi austeniani va assolutamente evitata." A parte la qualità della traduzione (che dovrebbe essere d'annata visto lo stile di scrittura) ho trovato refusi in quantità, ben al di là della media: in sole cento pagine sono ventisette (magari poi qualcuno mi è anche sfuggito) e, visto che le pagine totali sono 467, non dispero che alla fine si possa arrivare al centinaio.
pag. 7: "Ogni volta che James andrà va a trovare sua figlia,"
pag. 9: "E qualche vi passa per la testa, lo so"
pag. 13: "che non lo avevano mai visto che tanto erano pieni della propria superbia"
pag. 16: "incluse qualche riferimento bella lettera"
pag. 18: "Sotto lo stendardo ti tale parere"
pag. 20: "molto obbligata ala gentilezza"
pag. 22: "le conoscenze che già si era fatta erano non erano degne di lei"
pag. 23: "il fatto di avere a cuore la loro salute gli dispiaceva che essi mangiassero"
pag. 33: "per toglier dalla testa il giovane fattore dalla testa di Harriet"
pag. 35: "e oserei dire e abbia stilato un'ottima lista"
pag. 40: "La percezione di lui a proposito dell'notevole miglioramento"
pag. 48: "e, dopo un po', si recata a casa"
pag. 55: "il fatto di tenere con loro la ragazza presso di loro il più possibile"
pag. 60: "Nondimeno ero scuro della vostra soddisfazione"
pag. 61: "D'estate con i Marin [Martin] era al culmine della propria contentezza"
pag. 61: "se non fosse stato convinto di n risultarle indifferente"
pag. 63: "avrebbero timore dei delle disgrazie"
pag. 63: "dato che Harriet Smith è una ragazza che prima o si sposerà"
pag. 80: "Isabella non sopportare di non accompagnare il marito"
pag. 81: "gli aveva chiesto così insistentemente di pranzasse con lui"
pag. 82: "diede un'occhiata su Emma e Harriet"
pag. 83: "quasi vicino alla strada quanto era convenente"
pag. 86: "è il male estremo da evi-tare"
pag. 91: "per quella sita troppo breve"
pag. 93: "che trascorresse in un'atmosfera non viziata cordialità"
pag. 95: "e quanto al tenere di poco conto signor Weston"
pag. 100: "per la debolezza di gola di bella [Bella, figlia di John Knightley]"






Lorenzo Barbera Editore sta pubblicando i sei romanzi austeniani nella collana "Nuovi classici". La veste è gradevole e il prezzo pure (10 euro). Finora ne sono usciti cinque: manca soltanto Mansfield Park. L'introduzione (uguale per tutte le uscite salvo per la parte finale, dedicata a ciascun romanzo) è di Sara Poledrelli. Ho cominciato a leggere Emma e mi sono imbattuto subito in alcune inesattezze.
Introduzione, pagg. V-VI:
Prova ulteriore di tale suo riserbo è la testimonianza diretta del nipote (figlio del fratello Henry, presso cui risiedeva, a Chawton...
Il nipote di cui si parla è James-Edward Austen (poi Austen-Leigh), che nel 1870 scrisse una biografia della zia. Ma era figlio di James (il primogenito di casa Austen) e non di Henry (che, pur essendosi sposato due volte, non ebbe figli). La residenza di Chawton, poi, non era di Henry, ma apparteneva a un altro fratello: Edward. Quest'ultima notizia è data poi correttamente qualche pagina dopo (XIV):
Un nuovo spostamento avvenne nel 1809, quando, assieme alla madre e all'inseparabile sorella Cassandra, andò a vivere a Chawton, nell'Hampshire, in una tenuta di proprietà del fratello Edward, vedovo con tre figli.
ma con un'altra inesattezza: Edward era vedovo con undici figli, non tre (la moglie, Elizabeth Bridges, era morta l'anno precedente subito dopo la nascita dell'undicesimo figlio, Brook-John).
Pag. VII:
Sappiamo ch'era figlia di George Austen ... e di Cassandra Leigh, avvenente figlia di una insegnante di Oxford.
La madre di Jane Austen era figlia del rev. Thomas Leigh, curato a Harpsden, e l'insegnante di Oxford era lo zio, Theophilus Leigh, fratello maggiore del padre.
Pag. VIII:
Dai sei ai dieci anni, Jane e Cassandra ebbero una prima esperienza scolastica quando si trovarono a frequentare la Abbey School, un istituto affatto deludente che indusse il reverendo George a ritirare le figlie, nel 1785, e a curare personalmente la loro formazione di base.
Jane e Cassandra frequentarono la Abbey School dal luglio 1785 al dicembre 1786. La loro prima esperienza scolastica era del 1783, quando andarono a Oxford, nella scuola di Mrs Cawley, che poi si trasferì a Southampton. L'esperienza durò molto poco: da marzo a settembre, quando nella scuola scoppiò un'epidemia di tifo.
Pag. X:
...quando, nel 1797, fu il reverendo Samuel Blackall a chiedere la sua mano: ...
Non risulta che il rev. Blackall chiese mai a Jane Austen di sposarlo. In una sua lettera alla sorella del 1798 Jane Austen cita una frase del reverendo in una lettera da lui inviata a Mrs Lefroy, dalla quale si capisce che l'anno precedente c'era stato un interessamento superficiale, ma nulla di più.
Poi prendo Orgoglio e pregiudizio e in copertina leggo: "Traduzione e note di Franca Severini", informazione che nella pagina del titolo diventa "Traduzione e note di Melania La Russa", lasciandomi nel dubbio sull'identità della traduttrice. Insomma, questa edizione dei romanzi austeniani va presa con le molle.

Sto leggento Il prof è sordo di David Lodge (trad. di Rosetta Palazzi e Mary Gislon, Bompiani, 2009) e arrivato a pag. 132 leggo:
"La sordità di colei che mi ha fatto da madre è molto leggera, sapete - quasi inesistente. Basta che io alzi la voce, o che ripeta due o tre volte la stessa frase, e lei capisce di sicuro; d'altronde, è abitutata alla mia voce," dice Jane Fairfax in Emma. Con quanta finezza la Austen allude al senso di irritazione e frustrazione, educatamente celato, dei conoscenti costretti a sopportare la ripetizione di ogni osservazione - anche la più banale - in tono sempre crescente, a beneficio della vecchia signorina Bates.
Mi accorgo che la citazione è sbagliata: in Emma queste parole le dice Miss Bates, e si riferisce alla madre, la "signora" Bates (nel cap 19, anche cap. 1 del volume II). Allora vado a vedere che cosa ha scritto Lodge (il titolo originale è Deaf Sentence):
"My mother's deafness is very trifling you see - just nothing at all. By only raising my voice, and saying anything two or three times over, she is sure to hear; but then she is used to my voice," says Miss Bates in Emma. How subtly Jane Austen hints at the politely disguised frustration and irritation of the company at having to bear the repetition of every banal remark in louder and louder tones for the benefit of old Mrs Bates.
Insomma, l'originale è corretto ma nella traduzione "My mother's" diventa "di colei che mi ha fatto da madre", "Miss Bates" diventa "Jane Fairfax" e "Mrs Bates" diventa "signorina Bates". Viene il dubbio che il testo sul quale hanno lavorato le traduttrici sia magari una stesura precedente, che poi Lodge, accortosi dell'errore, ha corretto. Ma anche se fosse così, la citazione da un testo così popolare non andava controllata?
Quattro è la morte
mi dicevi, dalla tua cabala
di credenze paesane
l'unico del popolo a lottare
tra fango e sale, soldi e saliva
che ti è rimasta dal tubo
di gomma in bocca, strappata
elasticamente finita, morto.
Morto in un attimo.
Il calzolaio vede la tua foto
e piange, con pochi di noi.
OCEANI
Oceani di parole saziano
il vuoto che trafora i pensieri
ad ogni stagione sul raggio
di sole incupito di vedermi
bella ma cieca di non riconoscere
il fascino dell'azzurro a te che
me lo offri sfumato in tinte
estive di voli e ricami nuvolanti
e poi ritorno al mio tavolo
di incanti e tragedie l'acquario
diagonalmente ci separa
svetrando corazze tartarugate
e ci conosciamo all'infinito.
Rossella Luongo, Canti metropolitani, Samuele, Fanna (PN), 2009, prefazione di Paolo Ruffilli, pagg. 54, euro 9.